Studio pluriennale della segregazione sessuale nel Daino in ambiente mediterraneo
 
More details
Hide details
1
Dipartimento di Zoologia ed Antropologia Biologica, Università degli Studi di Sassari
Publish date: 2003-10-31
 
Hystrix It. J. Mamm. 2003;14(IV ATIt Congress Supplement)
ABSTRACT
Questa ricerca, condotta per 4 anni nella Tenuta di San Rossore (Pisa), ha analizzato il grado di segregazione sessuale tra 23 femmine e 25 maschi di daino (Dama dama) muniti di radiocollare, localizzati attraverso la tecnica della telemetria. Tre sono le ipotesi tradizionalmente supportate nell?interpretazione della segregazione sessuale: 1) ?the predation risk?, 2) ?the forage-selection? e 3) ?the activity budget?. La prima di queste è risultata una valida spiegazione della segregazione sessuale su larga scala, quando è stato comparato l?uso (espresso come percentuale di fix) da parte dei due sessi di aree caratterizzate dal disturbo antropico, presente solo di giorno, con quello di aree non interessate dalla presenza dell?uomo. Nei maschi è stato rilevato un uso maggiore delle aree disturbate, sia di giorno (73±8%) sia di notte (78±18%), eccezion fatta per la stagione autunnale (di giorno 29±22%, di notte 41±23%), quando i maschi raggiungono aree più remote con lo scopo di riprodursi (Wilcoxon, autunno contro estate, inverno e primavera, p≤0,018 di giorno, p≤0,021 di notte). Le distanze tra i centri di attività degli home range maschili ed il punto di massimo disturbo (l?ingresso principale della Tenuta) sono risultate nettamente minori di quelle rilevate nelle femmine (Mann-Whitney p≤0,01) ma, ovviamente, non in autunno (Mann-Whitney p>0,05). Durante il giorno l?uso da parte delle femmine di aree disturbate è risultato minimo durante tutte le stagioni (8±5%). Esse hanno frequentato tali aree solo di notte (35±13%, Wilcoxon giorno contro notte p≤0,028), eccezion fatta per il periodo estivo (3±1%, Wilcoxon giorno contro notte p>0,05) quando la presenza dei nuovi nati ne condiziona gli spostamenti limitandoli all?area più sicura. Mentre le altre due ipotesi considerate non sembrano essere valide spiegazioni della segregazione tra sessi su larga scala, non predicendo differenze nell?uso dello spazio tra il giorno e la notte, esse possono essere rimesse in gioco nell?analisi della partizione su piccola scala. Infatti, considerando ulteriori suddivisioni delle aree soggette a disturbo, i due sessi sono segregati anche di notte, pur frequentando lo stesso settore della Tenuta. Poiché di notte il disturbo antropico è assente, infatti, una segregazione su piccola scala non era attesa. Questo dimostra che, una volta scomparso il fattore determinante della segregazione diurna, possono entrare in gioco ulteriori fattori, come la differente velocità di foraggiamento dei due sessi (prevista dalla terza ipotesi), che porta i gruppi maschili e femminili a non rimanere aggregati tra loro anche quando presenti nella stessa area. Tutto ciò sottolinea l?importanza della scala spaziale adottata nello studio della segregazione sessuale e nella comprensione dei processi ecologici, evidenziando come la combinazione di differenti fattori possa essere responsabile nell?evoluzione della segregazione sessuale degli ungulati.
eISSN:1825-5272
ISSN:0394-1914